Per cambiare basta una azione ?

Per quanto riguarda lo spazio libero di cui deve disporre il lavoratore, abbiamo l’articolo 15 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 che prevede quanto segue: 15. Spazio destinato al lavoratore. Lo spazio destinato al lavoratore nel posto di lavoro deve essere tale da consentire il normale movimento della persona in relazione al lavoro da compiere. La violazione di questo articolo è punita con l’arresto sino a tre mesi o con l’ammenda da lire 500.000 a lire 2.000.000 (art. 389 c. 1 lett. c D.p.r. n. 547/1955).

L’allegato VII del D.Lgs. 19 settembre 1994 n. 626 parte 2 prevede che “il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi”. Il D.M. 2 ottobre 2000 – Linee guida d’uso dei videoterminali fornisce utili indicazioni sulle caratteristiche del piano di lavoro (scrivania), che deve: – avere una superficie sufficientemente ampia per disporre i materiali necessari e le attrezzature (video, tastiera, ecc.) nonché consentire un appoggio per gli avambracci dell’operatore davanti alla tastiera nel corso della digitazione; – avere il colore della superficie chiaro, possibilmente diverso dal bianco, e in ogni caso non riflettente; – essere stabile e di altezza, fissa o regolabile, indicativamente tra 70 e 80 centimetri; – avere uno spazio idoneo per il comodo alloggiamento e la movimentazione degli arti inferiori. Si ritiene che lo spazio per le gambe dovrebbe avere come minimo una larghezza di 70 cm e una profondità di 60 cm in corrispondenza delle ginocchia e di 80 cm in corrispondenza dei piedi. Se le circostanze lo consentono (lunghezza gambe, posizione della persona, lavoro variabile, ecc.) è – ammissibile la riduzione di queste dimensioni di 10 cm al massimo. L’altezza dello spazio per le gambe corrisponde all’altezza del piano di lavoro (cfr. Il Lavoro al Videoterminale, SUVA-CNA-INSAI, ed. italiana Cedis, Milano 1997, pag.21).

Il D.p.r. 19 marzo 1956 n. 303 contiene diverse norme che riguardano il caso prospettato: Articolo 6 Altezza, cubatura e superficie 1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori, e in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni indicate nell’articolo 33, sono i seguenti: a) altezza netta non inferiore a m. 3; b) cubatura non inferiore a mc. 10 per lavoratore; c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno mq. 2. 2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi, cioè senza deduzione dei mobili, macchine e impianti fissi. 3. L’altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all’altezza media della copertura dei soffitti o delle volte. 4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l’organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati adeguati mezzi di ventilazione dell’ambiente. L’osservanza dei limiti stabiliti dal presente articolo circa l’altezza, la cubatura e la superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle aziende industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio dell’organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori occupati. 5. Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente. L’inosservanza dell’obbligo sulla cubatura è punito con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda da lire 3 milioni a 8 milioni (art. 58 D.p.r. n. 303/56).

Le violazioni di questi articoli possono essere contestate al datore di lavoro direttamente, tramite rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (se esiste nella vostra azienda), tramite rappresentanza sindacali aziendali o territoriali, e/o rivolgendosi all’organo di vigilanza della Asl competente per territorio (se il datore di lavoro rifiuta immotivatamente di prendere in considerazione le richieste precedentemente avanzate).

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