Siemens Italia lancia a Genova il polo mondiale del software per auto e cibo

Perché non c’è nulla che ha radici tanto profonde come la voglia di innovare. In Siemens è così dalla metà dell’Ottocento, da quando Ernst von Siemens costruì a Berlino nel 1847 il suo primo telegrafo. E non è un caso che “47” sia l’ultima nata in casa della prima conglomerata europea per fatturato e dipendenti, una società che fa capo al gruppo ma da esso è totalmente indipendente, nata da pochi giorni per sostenere i progetti più innovativi delle start up che spesso hanno grandi idee, ma pochi soldi. Decidere, e se possibile in fretta. Era il 2012 quando l’allora ceo di Siemens Peter Loescher salì sulla collina insieme all’ad di Siemens Italia Federico Golla e a Carlo Castellano, che più di ogni altro si è battuto per la nascita degli Erzelli. Loescher dalla collina guardò verso il mare, notò l’aeroporto, l’autostrada e il porto. «Ci trasferiamo qui» disse. Dal suo arrivo erano passati tre minuti. Un battito di ciglia rispetto ai tempi in finiti di un’università che deve decidere da dieci anni di trasferire qui Ingegneria. Ma non c’è tempo per guardarsi indietro e Siemens Italia è già chiamata a misurarsi con la sua nuova sfida, quella di un’azienda che fa dello “smart working” il suo verbo. Al sesto piano del grattacielo Siemens (occupati cinque piani, ottocento gli addetti “che producono”) Golla spiega la rivoluzione dei tempi. «Non c’è orario, c’è un risultato da raggiungere, si può farlo da qui o da casa, da soli o in gruppo, conta il prodotto finale — spiega — Bisogna essere sempre reperibili, ma ognuno può organizzarsi come ritiene meglio. Anche molti spazi sono in comune, chi ha bisogno di custodire proprio materiale ha a disposizione degli armadietti. Si può lavorare anche il sabato e la domenica, l’unico stop è dalle due alle sei di mattina». Dati alla mano, migliorano la produttività e la soddisfazione e si riducono gli spazi utilizzati, del 30 per cento, con un taglio dei costi. Siemens Italia è in affitto agli Erzelli (9 anni più 9), ma l’impressione è che qui abbia trovato il suo spazio naturale per crescere. Non a caso, con la società controllata che si occupa di software governa il business dell’automotive e del food per tutto il mondo. Il fatto di confrontarsi con le aziende e gli istituti che sono nel Parco (Ericsson, Esaote) o che stanno arrivando (Iit, Liguria Digitale) è uno stimolo in più, sempre in attesa del sì dell’università. «Qui c’è il nostro centro di competenza mondiale, il “Mom” » spiega Golla che ricorda quanto sia stata importante l’acquisizione della Orsi Automazione, con le sue competenze che ora fanno parte del bagaglio di Siemens. Sul parco hi tech, l’azienda produce “librerie di software” a disposizione dei clienti, Fiat, Maserati, ma anche Ferrero e Barilla. «Possono acquistarne un pezzo o tutto quanto insieme — aggiunge il manager — Noi vendiamo.

il nostro approccio olistico, dal product design fino ai services, cinque passaggi terminati i quali si arriva al “real world”, alla produzione vera e propria». Un ciclo che dai trenta mesi iniziali ora si è ridotto a 18, con un perfezionamento continuo delle attività. E la prospettiva è quella di migliorare ancora, aprendo le porte dell’azienda a nuovi addetti, fra i 50 e i 100 entro due anni, ingegneri elettronici e informatici, matematici, fisici.

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